Finalmente buone notizie per i dipendenti della Camera dei deputati dopo la marea di sciocchezze che ci hanno investiti negli ultimi tempi:
Il sito dedicato a chi ha superato un concorso ed ogni giorno nei 'palazzi' ci va semplicemente a lavorare. Al Senato della Repubblica e alla Camera dei deputati, migliaia di persone che lavorano per la democrazia
sabato 20 aprile 2013
venerdì 25 gennaio 2013
Ha sollevato un certo dibattito la circolare
Ha sollevato un certo dibattito la circolare del Segretario Generale della Camera dei deputati sull'utilizzo della rete da parte dei dipendenti.
Alle soglie dell'ingresso nelle Aule parlamentari di un movimento che è nato, cresciuto e si è affermato proprio sulla rete a molti è parsa eccessivamente restrittiva la nuova normativa che, di fatto, vieta ogni utilizzo di Internet per operazioni che non siano inerenti all'attività lavorativa.
Anche la stampa ha Espresso qualche dubbio (qui trovate l'articolo, ovviamente de L'Espresso).
Sarebbe il caso di parlarne.
AR
martedì 11 dicembre 2012
Perché il secondo pilastro di Camera e Senato non è conveniente. Secondo me
Molti colleghi e colleghe mi hanno chiesto una opinione sulla opportunità di aderire alla contribuzione integrativa istituita presso Camera e Senato.
I due istituti sono molto simili e sono sottoponibili al medesimo ragionamento avendo in comune il funzionamento generale e suscitando i medesimi dubbi.
I maggiori punti di criticità del sistema derivano dalla distanza temporale intercorrente tra l’impegno del dipendente, che il contributo aggiuntivo lo versa immediatamente, e quello delle Amministrazioni.
Le due Amministrazioni, infatti, al momento si limitano ad impegnarsi a liquidare la pensione sulla base di un montante contributivo incrementato della quota effettivamente a carico del lavoratore e di una quota a carico del datore di lavoro.
Il rapporto è quindi fortemente squilibrato con il lavoratore che versa oggi ed il datore che si impegna a versare, domani.
Ciò crea i presupposti per l’esposizione, da parte del dipendente investitore, ad una serie di rischi, rischi che è assolutamente necessario tenere ben presenti al momento di decidere in merito all’adesione alla contribuzione integrativa.
Il dipendente investitore si espone infatti sia ad una serie di rischi generali, comuni ad ogni investitore che acceda a questo tipo di investimento, e sia a taluni rischi aggiuntivi derivanti dalle peculiari caratteristiche dei datori di lavoro.
Tralascerei ogni approfondimento sui rischi generali derivanti, a mero titolo esemplificativo, dal default della Repubblica o dalla uscita del nostro Paese dall’area Euro così come tralascerei ogni approfondimento sulle situazioni economico finanziarie individuali, che meriterebbero tutt’altra allocazione e disponibilità, e ogni sterile ragionamento sugli effetti della chiusura di uno o di entrambi i rami del Parlamento nazionale per concentrarmi esclusivamente sui rischi ‘caratteristici’ derivanti dalle peculiarità giuridiche e normative della controparte di questa forma di investimento e dell’investimento in generale......
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Dipendenti di Camera e Senato,
Pensioni
lunedì 19 novembre 2012
Eccertochessì eccertopurecanno'
Da Repubblica
http://www.repubblica.it/politica/2012/11/19/news/report_fa_luce_sui_rimborsi_ai_gruppi_parlamentari-46978472/
Vi segnalo l'imperdibile passaggio:
"un gruppo parlamentare ha in organico una folta schiera di personale che gravano sul bilancio del gruppo e percepiscono un'indennità che è qualificata come rimborso, e non come compenso, restando quindi esenta da tasse. L'indennità dei capigruppo inoltre ha un valore del tutto discrezionale, e non viene reso pubblico"
http://www.repubblica.it/politica/2012/11/19/news/report_fa_luce_sui_rimborsi_ai_gruppi_parlamentari-46978472/
Vi segnalo l'imperdibile passaggio:
"un gruppo parlamentare ha in organico una folta schiera di personale che gravano sul bilancio del gruppo e percepiscono un'indennità che è qualificata come rimborso, e non come compenso, restando quindi esenta da tasse. L'indennità dei capigruppo inoltre ha un valore del tutto discrezionale, e non viene reso pubblico"
venerdì 16 novembre 2012
10 cose da fare a Roma se lavori in Parlamento...
...hai finito di lavorare alle 6 del mattino dopo 18 ore ininterrotte e tra 90 minuti devi tornare in ufficio perché è già domani.
1) Fare colazione a Piazza San Lorenzo, davanti alla Chiesa dedicata al medesimo Santo, e guardare i più fortunati andare a fare jogging in una Roma deserta ed incantata;
2) Prendere un autobus fin su, su, in cima alla scalinata di Trinità dei Monti e tornare in ufficio a piedi ciondolando davanti alle vetrine dei negozi ancora chiusi;
3) Un caffè in Galleria Sordi, ma sarebbe uno dei primi;
4) Arrivare al Pincio e vedere i tetti di Roma inondati dalle prime luci del giorno;
5) Arrivare all'Isola Tiberina a vedere il livello di piena del Tevere e fare battute coi colleghi sulla destinazione delle pantegane fuggite alle acque;
6) Andare a mangiare i cornetti caldi al forno;
7) Andare a mangiare la pizza da Roscioli;
8) Andare a prendere il cappuccino al bar di Via Arenula;
9) Visto che a quell'ora a Roma in realtà non c'è un accidente da fare andaresene in giro con i colleghi chiacchierando e facendo baccano;
10) Pensare a quanto sono simpatici i giornalisti quando scrivono, in bella forma, che in fondo tu non fai un piffero di utile e sei strapagato.
1) Fare colazione a Piazza San Lorenzo, davanti alla Chiesa dedicata al medesimo Santo, e guardare i più fortunati andare a fare jogging in una Roma deserta ed incantata;
2) Prendere un autobus fin su, su, in cima alla scalinata di Trinità dei Monti e tornare in ufficio a piedi ciondolando davanti alle vetrine dei negozi ancora chiusi;
3) Un caffè in Galleria Sordi, ma sarebbe uno dei primi;
4) Arrivare al Pincio e vedere i tetti di Roma inondati dalle prime luci del giorno;
5) Arrivare all'Isola Tiberina a vedere il livello di piena del Tevere e fare battute coi colleghi sulla destinazione delle pantegane fuggite alle acque;
6) Andare a mangiare i cornetti caldi al forno;
7) Andare a mangiare la pizza da Roscioli;
8) Andare a prendere il cappuccino al bar di Via Arenula;
9) Visto che a quell'ora a Roma in realtà non c'è un accidente da fare andaresene in giro con i colleghi chiacchierando e facendo baccano;
10) Pensare a quanto sono simpatici i giornalisti quando scrivono, in bella forma, che in fondo tu non fai un piffero di utile e sei strapagato.
Lo stenografo, questo sconosciuto
Ma tu guarda se a diventare un problema per il Paese adesso è il nome delle qualifiche dei lavoratori del Parlamento.
Almeno un tempo si attaccavano i dipendenti di Camera e Senato per gli stipendi, citando ovviamente come stipendio dei dipendenti il livello raggiungibile al 75esimo anno di carriera a patto di avere un minimo di 115 anni di contribuzione complessiva ed essere accompagnato all'incasso da tutti e 8 i bisnonni, come ad esempio facevano due specialisti del settore come l'inossidabile duo Stella e Rizzo. Scherzi a parte solo a gennaio i due del Corriere titolavano che "lo Stenografo del Senato è pagato come il re di Spagna", proprio così con il verbo essere al presente, come se fosse oggi, come se fosse vero.
Dopo neanche 11 mesi in un oscuro trafiletto in fondo ad un'altra testata si legge invece che "È stata falsamente attribuita a tutti gli stenografi una retribuzione che in realtà è possibile raggiungere solo in particolari condizioni di carriera e anzianità, di cui nessuno attualmente gode, né probabilmente godrà mai in futuro. È come se, parlando dei costi della Difesa, fosse stata attribuita a tutti i militari la retribuzione dei generali di corpo d'armata."
Discorso finito dunque?
Neanche per sogno perché nei commenti a questo secondo articolo si legge "ha senso uno/a stenografo/a nel terzo millennio? non sarebbe meglio usare qualche tecnologia più recente? Lo stenografo è un lavoro del passato, più o meno come il rumorista".
Come se davvero lo stenografo stesse lì a stenografare e basta con la matita ed il blocchetto sul tavolino.
Alcuni anni fa con un gruppetto di colleghi ragionavamo della necessità di adeguare anche le denominazioni delle categorie dei dipendenti del Parlamento ed a titolo di esempio portavo il fatto che per fare il ragioniere alla Camera è richiesta laurea, esperienza professionale e iscrizione all'albo, e spero di non aver dimenticato nulla, ma poi sul tesserino è scritto ragioniere e qualche giornalista malizioso fa il confronto del livello stipendiale tra lavoratori con funzioni totalmente diverse ma la cui categoria ha incidentalmente lo stesso nome, confrontando lo stipendio del ragioniere della Camera con quello di un neodiplomato al primo impiego e trovando, e lo spero bene, una certa differenza.
L'amara conclusione fu che non sarebbe servito a nulla, come del resto era dimostrato dal fatto che ancora, molto maliziosamente, i giornalisti insinstevano ed insistono a definire commessi gli assistenti parlamentari così da poter confrontare al ribasso gli stipendi e poterli giudicare troppo elevati.
Io a questa conclusione mi sono sempre opposto e continuerò a farlo.
A.
Almeno un tempo si attaccavano i dipendenti di Camera e Senato per gli stipendi, citando ovviamente come stipendio dei dipendenti il livello raggiungibile al 75esimo anno di carriera a patto di avere un minimo di 115 anni di contribuzione complessiva ed essere accompagnato all'incasso da tutti e 8 i bisnonni, come ad esempio facevano due specialisti del settore come l'inossidabile duo Stella e Rizzo. Scherzi a parte solo a gennaio i due del Corriere titolavano che "lo Stenografo del Senato è pagato come il re di Spagna", proprio così con il verbo essere al presente, come se fosse oggi, come se fosse vero.
Dopo neanche 11 mesi in un oscuro trafiletto in fondo ad un'altra testata si legge invece che "È stata falsamente attribuita a tutti gli stenografi una retribuzione che in realtà è possibile raggiungere solo in particolari condizioni di carriera e anzianità, di cui nessuno attualmente gode, né probabilmente godrà mai in futuro. È come se, parlando dei costi della Difesa, fosse stata attribuita a tutti i militari la retribuzione dei generali di corpo d'armata."
Discorso finito dunque?
Neanche per sogno perché nei commenti a questo secondo articolo si legge "ha senso uno/a stenografo/a nel terzo millennio? non sarebbe meglio usare qualche tecnologia più recente? Lo stenografo è un lavoro del passato, più o meno come il rumorista".
Come se davvero lo stenografo stesse lì a stenografare e basta con la matita ed il blocchetto sul tavolino.
Alcuni anni fa con un gruppetto di colleghi ragionavamo della necessità di adeguare anche le denominazioni delle categorie dei dipendenti del Parlamento ed a titolo di esempio portavo il fatto che per fare il ragioniere alla Camera è richiesta laurea, esperienza professionale e iscrizione all'albo, e spero di non aver dimenticato nulla, ma poi sul tesserino è scritto ragioniere e qualche giornalista malizioso fa il confronto del livello stipendiale tra lavoratori con funzioni totalmente diverse ma la cui categoria ha incidentalmente lo stesso nome, confrontando lo stipendio del ragioniere della Camera con quello di un neodiplomato al primo impiego e trovando, e lo spero bene, una certa differenza.
L'amara conclusione fu che non sarebbe servito a nulla, come del resto era dimostrato dal fatto che ancora, molto maliziosamente, i giornalisti insinstevano ed insistono a definire commessi gli assistenti parlamentari così da poter confrontare al ribasso gli stipendi e poterli giudicare troppo elevati.
Io a questa conclusione mi sono sempre opposto e continuerò a farlo.
A.
martedì 9 ottobre 2012
Un metro di paragone per gli stipendi di Camera e Senato
Valutare un salario senza contestualizzarne l’entità e senza rapportare il dato secco a quelle che sono quantità e qualità del lavoro prestato è, a seconda di chi effettua la valutazione, una sciocchezza o uno strumento di distorsione dell’informazione.
Così come valutare un monte stipendi senza creare neanche un paragone ha il medesimo effetto.
Alcune settimane fa una trasmissione Rai, ad esempio, ha intercettato i colleghi del Senato interrogandoli, intervistandoli non rende giustizia al clima di intimidazione trasmesso dal servizio, sul punto e ‘dimenticando’ di parametrare i dati.
Sperando di fare cosa utile alla Rai, in quanto servizio pubblico pagata dai soldi dei contribuenti, ci permettiamo di suggerire qualche utile metro di paragone.
Il totale degli stipendi netti erogati dal Senato della Repubblica ai suoi dipendenti di ruolo, a tutti i suoi dipendenti dal Segretario Generale giù fino all’ultimo rigo dell’ultima pagina del ruolo, è inferiore di qualche decina di milioni alla spesa affrontata dalla RAI per assicurarsi la trasmissione dell’ultimo, imperdibile, campionato europeo di pallone. Ai cittadini è infatti costata la bella cifra di oltre 101 milioni di euro non l’onore e l’orgoglio di poter assistere alle partite di pallone degli europei. A costare tanto è stato il gioco dell’asta, il diritto di poterle trasmettere a tutti, anche ai milioni di cittadini che non hanno il calcio tra i propri interessi. La RAI in buona sostanza ha speso i miei soldi per impedire che le partite venissero trasmesse in pay per view, modalità nella quale io e alcuni altri milioni di italiani non avremmo tirato fuori un soldo evitando di assistere ad uno spettacolo che non ci interessa, e dopo aver dilapidato le mie sostanze ha, a quel punto logicamente, tempestato di ‘informazione’ me e milioni di italiani su uno sport che non seguiamo e non ci interessa.
Il totale degli stipendi netti erogati dalla Camera dei deputati è nettamente inferiore, con una differenza nell’ordine di alcune decine di milioni di euro, alla mostruosa perdita prevista per l’esercizio 2012 dalla Rai, perdita prevista in circa 200 milioni di euro.
Il costo complessivo a carico dei cittadini per il funzionamento della Camera dei deputati, ovvero il trasferimento annuale di fondi dal bilancio dello Stato a quello della Camera, è nettamente inferiore, anche in questo caso di alcune decine di milioni di euro, al solo costo complessivo del personale RAI, costo che ammonta alla spropositata cifra di 1,027 miliardi di euro.
Il costo complessivo a carico dei cittadini per il funzionamento del Parlamento italiano, ovvero dell’organo centrale e sovrano in una repubblica parlamentare, è nettamente inferiore, di un paio di centinaia di milioni di euro, rispetto al costo sostenuto dai cittadini italiani per tenere in piedi la RAI. Dal canone televisivo infatti, ovvero da quella che è una tassa a cifra fissa e che per questo colpisce maggiormente le fasce di popolazione a reddito più basso, la società incassa circa 1,7 miliardi di euro.
La prossima volta che incrociamo un giornalista RAI potremmo chiedergli conto di questi dati.
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